Gli incontri che abbiamo chiamato “Mindfulness Time” sono momenti speciali in cui ci ritroviamo tra amici per continuare il percorso iniziato insieme nei nostri corsi. È un’occasione per meditare insieme, confrontarci e scoprire come l’impegno a coltivare consapevolezza riesca a intrecciarsi con la nostra vita di tutti i giorni.
Scegliamo per ogni ciclo un libro che ci ispira; la lettura è individuale, ad ogni incontro ci focalizziamo su alcuni capitoli e ciascuno porta le proprie riflessioni.
Ne nascono conversazioni ricche di spunti che ci aiutano a rendere viva e quotidiana la pratica, a prenderci cura delle nostre relazioni e a fare scelte più consapevoli.
Nel ciclo appena concluso abbiamo letto insieme Il profumo del bene, l’ultimo libro di Corrado Pensa e Neva Papachristou, pubblicato nel 2024, poco dopo la morte di Corrado. Un testo bellissimo che ci ha accompagnato in questi mesi.
Ci fa piacere condividere alcune parole intorno alle quali ci siamo confrontati.

Semplificare
Uno degli insegnamenti più potenti della pratica è imparare a lasciar andare ciò che ci appesantisce, a cominciare dall’immagine che abbiamo di noi stessi — spesso costruita nel tempo su pregiudizi e condizionamenti.
La nostra mente, sempre occupata a pensare, programmare, ricordare o rimuginare, genera una fatica inutile che possiamo iniziare ad alleggerire con un gesto semplice: fermarsi e tornare al respiro, abitare il presente.
Che sollievo scoprire che possiamo davvero lasciar andare tutto questo — anche se richiede tempo, pazienza e gentilezza verso noi stessi : “L’attenzione non giudicante e senza preferenza va coltivata con pazienza molte e molte volte” pag. 115
Mescolare
Portare consapevolezza in tutto ciò che facciamo, diciamo, pensiamo: è questo il cuore della pratica. Non si tratta solo di meditare in silenzio, ma di intrecciare la presenza mentale con la vita quotidiana, lasciandoci trasformare dall’interno.
Quando la pratica si mescola con l’azione ci aiuta a superare l’esitazione, a muoverci con più fiducia e autenticità, liberando le nostre scelte dal peso del giudizio altrui.
Accettazione
un termine spesso frainteso, che può generare equivoci, evocare un’idea di passività. Qui abbiamo compreso meglio che accettare non significa arrendersi o rimanere indifferenti a quanto accade intorno a noi.
L’accettazione consapevole è, piuttosto, la capacità di fare spazio alla realtà così com’è, anche quando non ci piace.
Nella calma che nasce quando smettiamo di alimentare resistenza e avversione si apre la possibilità di prendersi cura di ciò che possiamo o vogliamo cambiare, agendo con saggezza, e un po’ più liberi da condizionamenti e automatismi
Felicità (e il paradosso delle rinunce)
Ricerchiamo la felicità e cerchiamo di evitare la sofferenza, la nostra esistenza è, nella sua essenza, governata da queste forze. E tuttavia cerchiamo felicità in cose o situazioni che non funzionano, o non funzionano a lungo, e nel tentativo di sfuggire alla sofferenza finiamo per soffrire “male”, rabbiosi e resistenti.
Tra queste pagine troviamo delle indicazioni sagge per coltivare felicità e imparare a soffrire “meglio”- le tre rinunce- che non sono privazioni ma veri atti di libertà:
o Rinunciare all’idea che la vita debba soddisfare tutti i nostri bisogni, desideri e preferenze.
Accettare che le cose non vadano sempre come vorremmo ci libera dall’inutile sofferenza di sentirci in credito con la vita.
o Rinunciare a mettersi al centro dell’universo.
Quando smettiamo di pensare che tutto debba ruotare attorno a noi, scopriamo uno spazio più ampio di connessione, empatia e leggerezza.
o Rinunciare ad avere ragione.
Dà un grande sollievo smettere di identificarci con il ruolo di chi ha ragione. Liberiamo energia per semplicemente ascoltare, accogliere e lasciare andare rigidità inutili, scegliendo di vivere con più serenità.
La parola saggia
La parola è il mezzo attraverso cui diamo forma al nostro pensiero: uno strumento potente con cui ci portiamo nel mondo e lasciamo tracce. Le nostre relazioni si nutrono di parole, viviamo immersi in una rete continua di comunicazione.
Ma cosa significa davvero usare la parola con saggezza?
Non si tratta solo di contenuto, forma o chiarezza. L’uso consapevole della parola è al cuore del programma di Interpersonal Mindfulness, che molti di noi hanno avuto modo di sperimentare. Per questo ci siamo soffermati con particolare interesse sui capitoli del libro dedicati alla parola e al silenzio.
Una parola saggia nasce dalla consapevolezza di ciò che può portare beneficio — o evitare sofferenza — a noi stessi e a chi ci ascolta.
Nel caos delle nostre giornate, però, ci capita spesso di parlare mossi dalla reattività, dall’impulso del momento. Ed è allora che le parole possono fare molto male:
“Le tre bombe dell’attaccamento, dell’avversione e dell’illusione fanno saltare in aria la mente infinite volte.” (p. 222)
Coltivare parole consapevoli significa lavorare controcorrente, disinnescare queste “bombe” . Un lavoro continuo, che richiede presenza, capacità di fare pausa, di non agire con automatismo, e talvolta anche il coraggio di scegliere il silenzio.
Il silenzio
Parlare con saggezza vuol dire scegliere le parole giuste, al momento giusto. Parole sincere, gentili, guidate dall’intento di creare connessione e comprensione. Non per vincere una discussione, ma per costruire ponti.
Anche il silenzio può essere saggio. Alcuni silenzi parlano al cuore quando le parole non bastano: sono silenzi pieni, carichi di presenza, capaci di toccare come una carezza. Il corpo li riconosce, li sente, li vive.
E poi ci sono altri silenzi: quelli del disinteresse, del giudizio, dell’assenza. Silenzi in cui la mente è altrove, persa nel flusso continuo dei pensieri. Questi silenzi scavano distanze, lasciano vuoti, inaridiscono la relazione.
Essere consapevoli della qualità del nostro silenzio è parte della pratica. Domandiamoci qualche volta:
Il mio silenzio sta creando connessione o distanza? È uno spazio di accoglienza o un muro?
E cosa fare quando il silenzio è quello delle parole che vorremmo sentire, ma che non arrivano? Quando è un silenzio subito?
In questi momenti la consapevolezza delle nostre aspettative, delle difficoltà dell’altro o del contesto, ci aiuta a non aggiungere sofferenza alla sofferenza. Possiamo riconoscere il dolore senza amplificarlo, senza resistenza o giudizio. Possiamo accogliere ciò che è, anche se non ci piace.
Saggezza nei gesti quotidiani
“Considerare le nostre giornate come un tempio nel quale entrare con devozione e rispetto.”
Questa frase può fare da cornice a tutte le parole condivise fin qui.
Iniziare la giornata con uno sguardo accogliente verso ciò che ci attende non è facile né immediato. Richiede pratica, presenza, intenzionalità.
Eppure, ricordarsi di essere presenti può trasformare l’esperienza.
La pioggia battente, ad esempio, non invogliava l’uscita mattutina con il cane. Ma togliendo dagli occhi il velo dell’avversione, posso vedere alberi in fiore, petali rosa sul marciapiede, boccioli caduti e comunque bellissimi.

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Ricordiamo che non si tratta di un corso introduttivo alla Mindfulness, ma di un percorso dedicato a chi ha già frequentato un programma MBSR o ha una pratica meditativa consolidata.
