Come funziona la mindfulness: mindfulness e attenzione
Sintesi:
Che l’attenzione sia una facoltà cognitiva molto importante nella la vita di tutti non è una sorpresa: basti pensare alla frustrazione di quei momenti in cui vorremmo concentrarci su qualcosa di importante (un lavoro da completare, un esame da preparare) e invece ci accorgiamo che la mente scappa da tutte le parti, produce digressioni imprevedibili, vive una vita tutta sua, in apparenza indifferente ai “nostri” obiettivi.
Testo:
Ma l’attenzione è preziosa anche per un’altra ragione, forse meno evidente, ma di grande impatto: ciò a cui prestiamo attenzione diventa in qualche modo la nostra realtà, mette in primo piano qualcosa e lascia in ombra qualcos’altro.
E se quello che viene in primo piano è troppo spesso tutto quello che non va, tutto quello che non funziona, tutto quello che io o qualcun altro abbiamo sbagliato la nostra giornata – e la nostra vita – rischiano di diventare parecchio faticose. Non è che succede solo a noi vero?
Allora la capacità di orientare diversamente l’attenzione assume una importanza cruciale. La capacità di notare e saper osservare e apprezzare anche tutto quello che invece funziona, tutto quello che è integro nella nostra vita, esser grati per il molto che sicuramente c’è aiuta ad avere una visione più equilibrata e serena della propria esistenza.
Ma come avviene che le pratiche di mindfulness “allenano”- per così dire- la nostra capacità di orientare l’attenzione? Alcuni degli esercizi praticati durante un percorso Mindfulness based consistono nell’invitare a portare l’attenzione su alcuni oggetti, sull’esperienza diretta immediata: inizialmente sul respiro, e gradualmente anche su altri stimoli interni ed esterni (sensazioni fisiche, suoni, pensieri).
E questo costante e prolungato lavoro sull’attenzione genera cambiamenti di natura strutturale, funzionale e neurochimica nel nostro cervello. E allora diventa possibile non essere catturati, intrappolati da circoli viziosi del pensiero, diventa possibile non renderli solidi e lasciarli essere per quello che sono, pensieri appunto.
Detto in altri termini “il percorso abituale dei segnali neurali è cambiato: proprio come l’acqua (…) può essere deviata (…) così la meditazione di consapevolezza scava nuovi canali negli alvei della mente” (Davidson, La vita emotiva del cervello), attraverso la plasticità delle connessioni cerebrali. Questo perché il nostro cervello continua a cambiare, nel corso dell’intera vita, in relazione ai sentieri che noi percorriamo. E dunque scegliamoli bene!
