Come funziona la Mindfulness: essere nel momento presente

E veniamo a un’altra delle domande che ci ponevamo: cosa c’è di tanto speciale nel portare attenzione a ciò che accade nel momento presente? Perché questa cosa apparentemente così semplice dovrebbe contribuire al nostro benessere, alla qualità della nostra vita?

                              

Le risposte a questa domanda sono molteplici, e possiamo attingere tanto dalla tradizione buddista quanto dai dati sperimentali della ricerca nel campo della psicologia cognitiva. Quando Thich Nhat Hanh, monaco vietnamita, invita a “lavare i piatti per lavare i piatti”, e a non farlo in modalità “pilota automatico” cioè con la mente che corre altrove, è perché in quel momento “sono pienamente me stesso, seguo il mio respiro, conscio della mia presenza e conscio dei miei pensieri e delle mie azioni. Nulla mi può sballottare qua e là a suo piacere come una bottiglia in balia delle onde”. E ciò che fa parte del sapere intuitivo della tradizione buddista è stato oggetto di ricerca e analisi nelle moderne scienze cognitive. Quella sensazione che Thich Nath Hanh definisce “essere una bottiglia tra le onde” assomiglia alla condizione mentale che gli psicologi chiamano mind wandring. E in quello stato noi trascorriamo circa il 47% del nostro tempo, secondo i dati di una ricerca di Matt Killingsworth, dell’Università di Harvard. Attraverso una App di “happiness traking” messa a punto per la sua ricerca di dottorato ha rilevato che ciò che rende le persone felici ha poco a che fare con ciò che stanno facendo e molto a che fare con il fatto di essere mentalmente pienamente presenti, qualunque sia l’attività svolta. E questo risultato non sorprenderà Thich Nhat Hanh: lavare i piatti dando a questa azione la nostra piena attenzione ci fa sentire più felici che fantasticare sulle prossime vacanze.

Per approfondire: Matt Killingsworth Does Mind-Wandering Make You Unhappy?